RECUPERO DEI CHIOSTRI DI S. PIETRO

INTERVENTO DEL MONASTERO BENEDETTINO DISMESSO NEL CUORE DI REGGIO EMILIA

Architetti: ANDREA ZAMBONI - MAURIZIO ZAMBONI
Studio: ZAMBONI ASSOCIATI ARCHITETTURA

Riassunto:

L’intervento riguarda il recupero dei Chiostri di S. Pietro, monastero benedettino dismesso nel cuore di Reggio Emilia, con l’obiettivo di crearvi un polo culturale-innovativo rafforzando la naturale e strategica vocazione del complesso. Il progetto ha coinvolto in un’unica operazione tre interventi strettamente correlati: il restauro del corpo monumentale, l’addizione dei Laboratori Aperti Urbani, il recupero delle aree cortilive connesse al monastero come spazi pubblici restituiti alla città.

SITUAZIONE PRECEDENTE

Una lettura obsoleta delle nostre città contrappone i centri storici, luogo della conservazione, alle periferie, luogo di una più arbitraria sostituzione edilizia. Capita raramente di poter realizzare un progetto che contempli in luoghi centrali della città. La complessità dell’intervento conservativo assieme alla sfida della sostituzione edilizia, della rigenerazione urbana e della riscoperta di spazi pubblici. L’intervento ha riguardato la rinascita del più importante complesso monumentale del centro storico di Reggio Emilia, un’area militare dismessa e come tale a lungo inaccessibile nel cuore della città. Il finanziamento deriva dal programma Por- Fesr Emilia-Romagna 2014-2020 Asse 6 “Città attrattive e partecipate” con l’obiettivo di innescare processi di sviluppo delle vocazioni territoriali, creando nuove opportunità di occupazione e inclusione a partire dal recupero e valorizzazione del patrimonio culturale.

LAVORI EFFETTUATI

La sfida si è innestata sulla particolarità del complesso, un monastero dismesso e, in quanto tale, da secoli un luogo circoscritto all’interno dei propri chiostri, con lo scopo al contrario di restituirlo alla città. Il progetto ha coinvolto in maniera unitaria e concettualmente coerente tre interventi strettamente correlati, rafforzando la naturale vocazione del monastero benedettino ai fini della creazione di un polo culturale-innovativo di rilevanza internazionale. Il primo ha riguardato il restauro del corpo monumentale rinascimentale, in parte attribuito a Giulio Romano, quale sede culturale d’eccellenza. Il secondo ha riguardato l’addizione sul sedime dei corpi minori demoliti e risalenti all’occupazione militare, del nuovo edificio destinato all’innovazione dei Laboratori Aperti Urbani, definendo il completamento a nord del complesso e in continuità con le adiacenti vecchie Scuderie anch’esse restaurate come parte integrante del Laboratori.

IL RISULTATO FINALE

Il terzo intervento ha riguardato la riqualificazione delle aree cortilive anticamente connesse al monastero, come spazi pubblici e di relazione restituiti alla città, riscoprendone anche il ruolo di attraversamento urbano. La valorizzazione del non finito, interpretando ciò che Giulio Romano non ha potuto portare a termine nel Chiostro Grande – cuore del complesso – è diventato il criterio metodologico e il filtro concettuale di ogni scelta riguardante l’intero complesso. Alla ricerca di un rapporto equilibrato tra antico e contemporaneo, tra il riscoprire spazi e insediarvi nuovi usi compatibili, nell’articolazione dei tre interventi il progetto combina i molteplici fattori della rigenerazione – economica, ambientale, culturale e sociale – riprendendo, nella scelta di nuove funzioni, la matrice benedettina in grado di coniugare la conservazione con l’innovazione. Vincitore di numerosi riconoscimenti, a pochi anni dalla riapertura il complesso è oggi un luogo estremamente dinamico, centro propulsore di numerose iniziative che lo hanno reso un luogo imprescindibile della città.