THE DARK LINE

UNA STRATEGIA DI INTERVENTO PER ESPRIMERE LA PROFONDITÀ STORICA DEL LUOGO

Architetti: Michele Orliac - Miquel Batlle
Studio: MICHELE&MIQUEL

Riassunto:

Con il tempo, il sito industriale abbandonato è diventato un ambiente ibrido dove le distinzioni classiche tra natura e cultura si confondono. Preservare il monumento quale è, in tutto il suo spessore storico ed ecologico, non significa rinunciare a dare un’interpretazione storica, ma al contrario, esprimere la forza del campo d’azione della storia. Il passare del tempo ha prodotto variazioni ecologiche, atmosferiche, acustiche, cromatiche, luminose che il progetto propone al pubblico di percepire.

UNA STRATEGIA DI INTERVENTO PER ESPRIMERE LA PROFONDITÀ STORICA DEL LUOGO

Nel tempo, l’idrografia, la geologia, la vegetazione e la fauna hanno trasformato il sito in un ambiente ibrido dove le distinzioni tra natura e cultura si fondono

All’inizio del XX secolo, l’amministrazione giapponese intraprese un colossale progetto ferroviario per trasportare il carbone dalle miniere di una regione montuosa nel nord-est di Taiwan. 

Quando chiusero, il turismo diventò la principale risorsa economica della regione. Il comune avviò un programma di sentieri escursionistici, passando attraverso siti industriali abbandonati. 

Nel 2018 è stato lanciato un concorso che includeva 2 gallerie ferroviarie storiche e una connessione tutta da inventare, per sostituire un vecchio ponte spazzato via dall’acqua. 

In risposta al concorso, prendemmo una chiara decisione progettuale: preservare il paesaggio post-industriale in tutto il suo spessore storico ed ecologico. 

Il fatto che un’opera che aveva richiesto un investimento così considerevole fosse ora abbandonata alla vegetazione e ai pipistrelli, con la sua bocca piena di limo e rocce, esprimeva la forza dei cambiamenti del tempo.

UN VOCABOLARIO UNITARIO ESPRIME LA DIVERSITÀ DEGLI SPAZI

Nei tunnel: si conservano corsi d’acqua, interramenti e accumuli di rocce, il pozzo di luce e la sua rigogliosa vegetazione. Uno specchio d’acqua parla del ponte scomparso

Il passare delle epoche ha prodotto, lungo questo percorso, variazioni ecologiche, ambientali, acustiche, cromatiche e luminose, che sono il cuore della nostra proposta. 

Nonostante la volontà di arretrarsi a favore delle atmosfere incontrate, sono stati necessari pesanti interventi per aprire questo percorso al pubblico. La sfida è stata quella di nascondere gli sforzi del progetto per lasciare che la vecchia struttura e il paesaggio parlassero da soli. 

Un unico materiale, il ferro, ripetuto all’infinito, ci fa dimenticare la sua presenza. Questo materiale evoca i 2 principali fenomeni che hanno impattato il luogo negli ultimi 100 anni: – le barre filettate stanno costruendo una nuova ferrovia. – i vuoti tra i tondini rivelano l’azione potente della natura tropicale. 

Sollevandosi e piegandosi in modo quasi impercettibile, le barre danno gradualmente forma a tutti gli elementi di arredo e segnaletica: parapetti, panchine, portabiciclette, gradinate, indicazioni, ecc… Entriamo nel buio cavernoso del tunnel.

IL PROGETTO COMPLETATO UN SUSSEGUIRSI DI ATMOSFERE CONTRASTANTI

L’illuminazione bagna i piedi della volta. Mentre guida i passi dei visitatori, rivela le variazioni del terreno originario sotto il piano di calpestio e lascia nella penombra la sommità della volta dove si aggrappano i pipistrelli.

 Emergiamo quindi ai piedi di un’alta fessura nel cielo. I raggi del sole filtrano tra le fronde degli alberi delle falesie e producono un’atmosfera irreale, da favola, quando entrano in contatto con i vapori che espirano dalla galleria. Entriamo quindi nel secondo tunnel che, al termine di un’ampia curva, si apre sulla gola. 

Lì, uno specchio d’acqua proietta sotto la volta l’immagine della sponda opposta e “racconta” il vuoto lasciato dal ponte scomparso. Dall’interno, la sagoma del visitatore rimane sospesa tra il suo riflesso e lo sfondo vegetale.

 Sfuggendo di lato, la passerella aggrappata alla parete verticale della gola prosegue il percorso. Se nelle gallerie in linea retta esploriamo la profondità del suolo e la sua penombra, ora camminiamo in piena luce, sulla volta del cielo.